Museo etnografico romagnolo Benedetto Pergoli

Museo etnografico romagnolo Benedetto Pergoli
Località: Forlì
Provincia: Forlì-Cesena

Inaugurato ufficialmente nel 1922, il Pergoli è tra i più antichi musei italiani nel campo della cultura materiale.
Venne allestito grazie ad un evento che animò la cittadina del capoluogo provinciale nella primavera del 1921: le Esposizioni romagnole riunite.
In tale occasione Aldo Spallicci, Emilio Rosetti e Benedetto Pergoli realizzarono la “Mostra etnografica romagnola”, che costituì la base di partenza del museo.

Testimonianze della mostra si trovano già all’ingresso, dove è conservata la locandina dell’evento, raffigurante una donna che solleva al cielo una cavêja romagnola, simbolo del legame forte con la vita rurale dell’epoca. Gli organizzatori scrivevano: “In chi ha ideato questa mostra è la persuasione che non solo vi sia una realtà etnica romagnola ben definita, ma che se ne possa trovare i documenti da esporre”. Fu quindi con l’intento di contribuire alla scienza etnografica, che furono raccolti oggetti, testimonianze e fotografie dei mestieri, della vita e del folclore romagnolo.
Grande risonanza all’evento fu data anche da “La Piê”, la rivista d’illustrazione romagnola - ancora oggi pubblicata - fondata da Aldo Spallicci nel 1920, volta agli studi locali e alla ricerca poetica e culturale, al recupero del dialetto e delle tradizioni popolari romagnole. Nel 1933 fu chiusa dal regime fascista, che perseguiva una politica antiregionalistica, e poté riaprire solo dopo la seconda guerra mondiale.

Dal 1964 al 2004, per ottenere un’esposizione fruibile dell’amplissima raccolta di oggetti, il museo etnografico romagnolo era stato allestito in due sedi: parte della collezione, in particolare macchine e attrezzi agricoli di grandi dimensioni, alloggiava infatti a palazzo Gaddi, in corso Garibaldi.
A seguito dell’inizio dei lavori di restauro, tali oggetti sono stati collocati in un deposito sito a Villafranca, oggi visitabile solo previo appuntamento.

Il percorso museale è articolato e consente di rivivere con immediatezza l’emozione di immergersi negli ambienti del passato: si snoda tra successivi corridoi e sale con allestimenti tematici, dove sono ricostruiti vari ambienti domestici della tipica casa contadina, tra cui la cucina, il tinello e le camere da letto, ricchi di una significativa collezione di mobili e ceramiche.
Il pezzo forte di questa parte del museo è costituito da una ricostruzione particolarmente suggestiva dell’osteria romagnola e della cantina.

I mobili in esposizione risalgono alla fine del ’600, al ’700 e all’800. Particolare è, ad esempio, una credenza situata nella sala adibita a cucina, completamente incatramata per essere meglio conservata nel tempo.
Tra gli arredi figura l’interessante serie pittorica dell’artista cesenate Giordano Severi, dedicata alle rocche e ai castelli di Romagna (1928-30).

La parte più tipica del museo è quella che racconta la vita delle botteghe artigiane del passato, con l’esposizione di strumenti di lavoro tipici dei mestieri tradizionali, come lo stampatore di tessuti a ruggine, il vasaio, il fabbro, il liutaio e il ciabattino.

Un’altra particolarità è la collezione di cavêje, a due o tre coppie di anelle, con una gran varietà di disegni che riproducono, ad esempio, stemmi o croci di Malta, e di coperte da buoi, tessute al telaio e stampate a ruggine nelle tipiche colorazioni e disegni locali. La razza bovina autoctona è la “Romagnola”, di grandi dimensioni e dal mantello bianco, utilizzata in passato per il lavoro dei campi e più recentemente selezionata per la produzione di carne Igp di Vitellone bianco dell’Appennino centrale.

Le coperte da buoi, e più in generale le tele stampate romagnole, sono strettamente legate alla cultura rurale: alla fine dell’Ottocento venivano utilizzate per abbellire il bestiame durante le fiere, poi vennero impiegate anche per usi domestici.
I motivi decorativi sono molto vari: dalle icone dei Santi (primo fra tutti S. Antonio), con funzione protettiva e di buon auspicio, a trame geometriche o floreali, dal toro infuriato al bue tranquillo, per ricordarci che l’arte popolare ha sempre avuto un posto privilegiato nella storia romagnola.


Orari di apertura
Martedì - domenica 9-13,
martedì 15-17,30.
Chiuso lunedì, festività nazionali e 4 febbraio.

Tariffe
Ingresso gratuito.

Telefono: 0543 712 606; 0543 712 659
Fax: 0543 712 618