Museo etnografico di Valliano

Museo etnografico di Valliano
Località: Valliano Montescudo
Provincia: Rimini

Prima di essere riconosciuto museo, nel 2003, gli oggetti qui custoditi facevano parte di una raccolta avviata dall’esperienza didattica di un gruppo di allievi e insegnanti della scuola media di Montescudo. Infatti è a partire dalla seconda metà degli anni ’60 che anche qui prende sempre più piede l’idea di stimolare l’apprendimento scolastico con esperienze coinvolgenti e di vita vissuta, in uno scambio vivo e aperto al dialogo tra comunità locali e cultura del territorio.

La memoria sociale della valle del Conca, la partecipazione collettiva alla riscoperta dell’identità e dei mutamenti intervenuti sono le basi di questo lavoro che, proseguito per oltre un ventennio, ha portato alla raccolta di oggetti e di testimonianze orali, alla produzione di mostre, eventi e pubblicazioni. Da mostra a museo, il passo non è stato breve.
Dopo attenti lavori di restauro e grazie a fruttuose collaborazioni, nel 2005 il museo ha acquisito una sede qualificante nella ex-casa canonica accanto all’antichissimo Santuario di Santa Maria Succurrente del V-VI secolo.

All’ingresso del museo ad accogliere i visitatori è un bellissimo e maestoso ulivo secolare. Si tratta di un ulivo di cultivar Correggiolo, un’antica varietà ancora oggi molto apprezzata e coltivata nella Valconca e in tutto il territorio collinare riminese e forlivese, zone di produzione dell’olio di oliva extravergine Colline di Romagna Dop.
Il clima della vallata del Conca e i suoi versanti riparati dai venti freddi settentrionali hanno permesso all’ulivo di trovare uno straordinario habitat di crescita.
A differenza della maggior parte delle produzioni agricole del territorio, che nel corso degli anni hanno subito radicali modifiche nelle tecniche di coltivazione, l’olivocultura ha mantenuto per alcuni aspetti inalterati i metodi di conduzione degli impianti. La raccolta dei frutti avviene, ad esempio, ancora prevalentemente a mano, utilizzando rastrelli.

Nel museo si possono ammirare vari oggetti legati alla coltivazione dell’ulivo, come i fiscoli usati per filtrare la sansa, cioè la pasta ottenuta dalla frantumazione delle olive, per ottenere un liquido composto da olio e acqua. I fiscoli potevano essere fatti di canapa o di giunco intrecciato; oggi si usa una versione molto simile, ma in nylon.
Il liquido ottenuto doveva poi essere lavorato, e qui interveniva una figura molto importante, quella del “maestro”, ovvero colui che nel frantoio padroneggiava l’arte della “foia”.
La foia era costituita da un disco di rame concavo che il maestro, guidato dalla sua abilità e dall’esperienza, utilizzava per separare l’olio dall’acqua.

Nella zona erano attivi numerosi frantoi e ancora ne esiste uno, che lavora a pieno regime. Dal frantoio avvisavano con il suono di un corno, da un lato all’altro della collina, che il mulino si era liberato e poteva accogliere un nuovo raccolto.

Nel museo è ben raccontata anche la produzione di terrecotte, mediante la lavorazione di argilla raccolta localmente in piccole cave.
Si tratta di un’arte che ha radici antiche in questi territori, risalenti alla prima età Neolitica, e che veniva usata per la produzione di svariati utensili: orci, boccali, terrine, pignatte, cuccume e ovviamente il “testo” per cuocere la piadina sul fuoco. A Valliano la mezzadria non era molto diffusa, ma convivevano piuttosto tanti piccoli proprietari terrieri e ciò probabilmente ha inciso favorevolmente nel mantenere unita la popolazione residente, mentre molti dei paesi limitrofi sono stati toccati dallo spopolamento delle colline.

Il museo si sviluppa anche all’aperto, nel piacevole giardino circostante il Santuario, dove sono ospitati gli attrezzi agricoli di grandi dimensioni (carro, aratro, seminatrice, ecc.), sapientemente restaurati da un gruppo di volontari locali che ha creato, negli anni, un vero e proprio laboratorio di manutenzione e conservazione, chiamato “Il Calesse”.

È stato proprio grazie all’impegno dei volontari e alla collaborazione di esperti restauratori specializzati in legno e metallo, che nel 2006 è stata avviata questa esperienza di cantiere-scuola organizzato e finanziato dall’IBC, Istituto Beni Culturali dell’Emilia-Romagna.
Si tratta di una soluzione ottimale, sia per la sostenibilità dei costi, sia per la forte motivazione che lega gli abitanti di Valliano al museo. Il calesse, uno dei primi oggetti restaurati, è oggi il simbolo di questa attività, documentata nel museo attraverso alcuni video. Periodicamente vengono organizzati corsi di restauro aperti al pubblico.


Orari di apertura
Domenica e lunedì 15-19,
mercoledì e venerdì 9-12.
Martedì-sabato 15-18, previo appuntamento.

Tariffe: Ingresso gratuito

Telefono: 0541 864 014
Fax: 0541 984 455