Museo degli usi e costumi della gente di Romagna

Museo degli usi e costumi della gente di Romagna
Località: Santarcangelo di Romagna
Provincia: Rimini

Il MET racconta la storia di un popolo, la “gente di Romagna”, e si presenta come un’esperienza collettiva, nata attraverso il lavoro del volontariato locale e in continuo mutamento. Gli oggetti e gli strumenti esposti nelle sale interne e nel giardino che circonda il museo ci conducono alla scoperta dell’anima rurale del territorio meridionale romagnolo, racchiuso tra montagne e litora-le. Il percorso museale è organizzato in sezioni.

“E ti dirò chi sei” è la sezione dedicata alla famiglia e alla comunità, “luogo” per eccezione di tradizione, storia e cultura. L’identità dell’uomo è la sua casa, il suo abbigliamento, la sua alimentazione, la lingua parlata (il dialetto) con finestre aperte ai nuovi ingressi, alle nuove esperienze di vita. Nel territorio di Santarcangelo le produzioni agricole principali erano quelle vitivinicole e cerealicole. Sono stati censiti oltre 160 mulini a trasmissione diretta, ovvero a ruota orizzontale. Il mulino era luogo per eccellenza maschile, marginale, isolato e pericoloso. Alle donne veniva spesso detto di non andare mai al mulino “perché t’infarini”: in tale affermazione si nascondono anche credenze mistiche che, legate a questi luoghi, ritroviamo un po’ in tutta Europa. Come quella dei Folletti, ad esempio, che magicamente macinavano quando di notte non si lavorava. Storie che oggi vengono raccontate ai bambini che frequentano il museo con le loro scuole.

Imbocchiamo la “via del grano” disseminata di attrezzi e saperi, che rappresenta la stagionalità del lavoro nei campi.
Possiamo ammirare una collezione di pagliai: la paglia in parte veniva usata nelle stalle, come foraggio e lettiera, e in parte intrecciata per realizzare oggetti di molteplice uso.
Molto particolare è la cesta per asciugare i panni, aperta in basso per essere messa sopra le braci.

Da qui si passa alla sezione “tra trama e ordito” dedicata alla filatura e tessitura di canapa, lino e cotone. Il telaio era in tutte le case contadine, ad esso era solitamente dedicata una camera dove si radunavano di sera le donne della famiglia. Questa lavorazione ha via via assunto un’importanza fondamentale nell’economia locale per la confezione di tovaglie e per l’antica pratica della produzione delle coperte per i buoi, stampate spesso a quadrettature geometriche con simboli di Santi protettori.

“A ferro e fuoco” è la sezione dedicata all’officina, luogo dove la forza dell’uomo vince su quella del metallo. Sorprendente la collezione di caveje, strumento con funzione di perno per bloccare il giogo, portato da due buoi, con il timone usato per frenare l’avanza-mento di aratri, erpici e carri. Oltre alla funzione lavorativa, la caveja ha innumerevoli valenze simboliche. Il giovedì santo veniva smontata dal giogo e gli anelli musicali si legavano come forma di rispetto per i morti, proprio come vengono legate le campane delle chiese.
L’árzdora la utilizzava per riconoscere il sesso del nascituro. L’uomo di casa la sollevava al cielo per bloccare l’arrivo del temporale. Per la difesa della semina al mattino, di buon’ora, si andava nei campi con una croce di canna e una caveja. Piantata la croce, si alzava la caveja al cielo, facendola suonare per scac-ciare le forze maligne. E ancora tan-te, tante altre funzioni venivano attri-buite a questo strumento allegorico della vita rurale romagnola.


Orari di apertura
Novembre - Aprile:
Sabato e domenica 15.30-18.30;
lunedì e venerdì 9-12, previo appuntamento.

Tariffe del Museo degli usi e costumi della gente di Romagna
Intero 3 euro
2 euro per gruppi
5 euro per famiglie.
L’ingresso è gratuito per minori di 6 anni, maggiori di 65 anni e militari muniti di tesserino.

Telefono: 0541 326 206; 0541 624 703
Fax: 0541 622 074
www.metweb.org