Museo Cervi di Gattatico

Museo Cervi di Gattatico
Località: Gattatico
Provincia: Reggio Emilia

Da casa rurale, oggi questo luogo è un moderno museo della storia della Resistenza e dei movimenti contadini.
La visita a casa Cervi è un viaggio suggestivo ed emozionante in uno dei capitoli più dolorosi della storia democratica del ’900 italiano.
Ma è anche una storia di contadini, prima mezzadri e poi affittuari, del loro riscatto sociale e culturale, dei loro sacrifici, dell’emancipazione delle campagne e di un ideale di vita migliore.

Ci troviamo nella bassa pianura reggiana, nel podere Campi Rossi. L’architettura della casa è quella tipica della zona, di modello reggiano-modenese, caratterizzata dalla porta morta o cieca che univa simbolicamente vita e lavoro della famiglia contadina. Ed è proprio da qui che inizia il percorso museale. Papà Cervi non esitò nella decisione di affittare nel 1934 quel podere; era in pessime condizioni, ma aveva dimensioni giuste per la famiglia: 65 biolche, circa 20 ettari.
I Cervi, che erano contadini progressisti e intraprendenti, sperimentano subito nuove tecniche agronomiche: dissodarono il terreno, lo livellarono per renderlo completamente irrigabile e ampliarono la stalla.
In pochi anni Campi Rossi si trasformò in una solida e razionale azienda, imperniata nell’allevamento di bovini da latte per la produzione anche di Parmigiano-Reggiano.
Costruirono anche una seconda porta morta e acquistarono uno dei primi trattori della zona.
Questo trattore, un Balilla comprato nel ’39, divenne uno dei simboli del riscatto sociale e della voglia di crescita e di emancipazione della famiglia. Sopra di esso è posizionato un mappamondo che Aldo Cervi, il fratello più intraprendente sul piano politio e lavorativo, si fece regalare dal rivenditore.La visita inizia al museo dalla prima stalla, dedicata totalmente al lavoro contadino e alla trasformazione del mondo agricolo nella prima metà del Novecento. I Cervi seppero migliorare la capacità produttiva del podere anche at-traverso l’istruzione e la curiosità per ogni tipo di innovazione.

Nel museo è presente una significativa raccolta di libri sulle tecniche agricole, l’allevamento suinicolo - attività cui si dedicò prevalentemente Gelindo, il primogenito - l’apicoltura e le pratiche enologiche.
I fratelli Cervi amavano leggere, cosa che li rendeva “diversi” dai normali contadini. Ferdinando, quarto dei figli maschi, oltre ad occuparsi della cantina si appassionò alla produzione del miele, arrivando ad avere una quarantina di casse che spostava stagionalmente in montagna per migliorare la qualità del prodotto.Nelle teche del museo sono esposti documenti che attestano l’attività lavorativa dei Cervi e i premi vinti in campo agricolo. Dal loro operato si evince la consapevolezza che senza innovazione non c’è futuro.

I Cervi seguirono numerosi corsi pratici promossi dalla Cattedra ambulante di agricoltura, mantenuta anche dal regime fascista e trasformata poi in Ispettorato provinciale dell’agricoltura.
Anche sul piano ideologico e politico avevano idee progressiste e guidate da una forte vocazione alla libertà. Ciò li portò ben presto in attrito con il regime e da qui la loro storia: l’attività politica clandestina, l’antifascismo, la lotta partigiana fino al martirio della Resistenza. Ad essa è dedicata la seconda stalla del museo.

Gli oggetti qui custoditi sono sopravvissuti alla rappresaglia fascista. I fratelli Cervi aiutarono i loro compagni partigiani in vari modi, ad esempio distillando grappa e producendo burro da portare in montagna. Nel museo si possono ammirare un distillatore rudimentale, detto fogòn d’la grâpa e una scremadòra per separare la panna dal latte.

Per non consegnare il latte per l’ammasso usarono vari espedienti, come il dichiarare, complice il veterinario locale, che le vacche erano affette da malattie contagiose, attraverso la simulazione di ustioni da afta provocate scottando gli animali con ferri da stiro.
Con questo latte producevano formaggio in casa.Nella sala si avverte immediatamente il vuoto lasciato dalla fucilazione dei sette fratelli, avvenuta il 28 dicembre del 1943, dopo un mese di prigionia. Alle pareti i visi e le ultime parole da loro scritte da detenuti in carcere.Il padre fu risparmiato dalla fucilazione perché ritenuto ormai troppo malato e riuscì ad evadere dal carcere l’8 gennaio del ’44.
Anche dopo la morte di Genoeffa, la famiglia rimane unita e decide di continuare a condurre l’azienda. La “stalletta” è dedicata alla sezione della memoria e alla vita che continua. Qui è raccolta una selezione di oggetti, i più svariati, donati dai visitatori di quello che ben presto diventò un luogo di culto della Resistenza e dell’antifascismo, una sorta di santuario laico.

La parte della casa dove viveva la famiglia è rimasta inalterata
. Salendo ancora si accede ad un’istallazione multimediale intitolata “Quadrisfera”, creata per coinvolgere il visitatore in un’esperienza di immagini e suoni, che lo catapultano in un racconto emozionale sulla prima metà del ’900 italiano.


Orari di apertura
MARZO - OTTOBRE:
martedì, mercoledì e giovedì 9-13
venerdì, sabato e domenica 10-13 e 15-19

NOVEMBRE - FEBBRAIO:
martedì, mercoledì e venerdì 10-12
sabato e domenica 10-12.30 e 15-18


Tariffe
Intero 2 Euro.

Gratuito per: ragazzi fino a 16 anni, scuole, diversamente abili, giornalisti, partigiani.

www.fratellicervi.it

Telefono: 0522 678 356
Fax: 0522 477 491